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mercoledì 15 dicembre 2010

La ricerca

Qualcuno ha detto che sono un sognatore, uno che favoleggia il recupero della memoria umana, un collezionista di ricordi, pezzi di storia apparentemente dissociati l’uno dall’altro. Ciò che mi appassiona di più sono le stratificazioni storiche, la trasformazione della materia, che porta con se la propria essenza fino alla scomparsa dell’universo. Così il fuoco diventa roccia, il legno diventa carta, e l’esperienza opera d’arte. La capacità umana di viaggiare nel tempo e nello spazio, ci rendeva ricchi di quelle esperienze che riempivano l’uomo di storia e storie. Non è solo il recupero delle tradizioni, ma la ricostruzione di un itinerario conquistato con fatica, e venduto alla superficialità. È l’osservazione di quelle cose che, pur non avendo un valore economico o estetico, hanno attraversato il tempo, portando incise su di esse la storia. La raccolta di questi ricordi attraversa le menti. Scava nell’animo di chi ha sempre creduto di “non esserci stato”. E invece basta un particolare, un “frammento”, e la storia, riemerge direttamente dallo stomaco, dal DNA di una specie sulla cui pelle è inciso tutto il percorso. Così ricomincia il viaggio, o più propriamente il libero vagare della mente alla ricerca della propria identità, del proprio spazio. E si scopre che la notte ha lo stesso sapore da migliaia di anni, e che il grano riscaldato dal sole, respira e danza alla luce della luna per noi, così come faceva per i nostri nonni. La ruggine segna lo scorrere e custodisce la materia, che cambia forma e colore, ma non rinuncia alla sua forza. Le rughe nel legno scrivono la storia come gli anelli nel tronco, come i segni sul viso, come la sabbia nelle scarpe. E se le nostre mani sono lisce, e i nostri piedi riposati, allora è il momento di andare, e cercare il tempo che ci ha abbandonati, che ha rinunciato ad insegnarci il valore di ciò che è andato perso, per imparare a conservarlo nelle nostre menti. Imparare a tenere insieme i frammenti del nostro spirito, senza infrangere lo spazio altrui, ma conquistando tutto lo spazio di cui abbiamo realmente bisogno. Così i frammenti recuperati dal fondo del mare, o sulla cima di una montagna tornano sotto forma di nuova esperienza, aiutandoci a scoprire che erano in noi già prima della loro scoperta. Come un pensiero che sedimentando cresce e matura, così queste schegge di storia conservate dalla sabbia, riemergono per completare il nostro percorso. È questo, il fascino di ciò che ci siamo persi, il recupero dei tasselli del mosaico, che non ci sveleranno il loro segreto, ma che potrebbero riempre questo fantoccio nuovamente di storie, pensieri, sogni…

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