A cosa va incontro l'uomo?
Probabilmente in futuro l'umanità colonizzerà altri pianeti, e la razza, modificata geneticamente, sarà pronta ad affrontare nuove ed estreme condizioni.
Ma forse il vero problema sarà conservare la specie sulla terra.
In un futuro in cui i bambini non sapranno dell'esistenza degli alberi (semplicemente perché questi non esisteranno più), antiche tecniche come quella del bonsai, potrebbero tornare utili per tramandare le specie e la conoscenza alle future generazioni.
Ma il rischio è che le future generazioni potrebbero non esistere più.
C’è in gioco l’estinzione dell’uomo.
Non è tanto la distruzione genetica, quanto quella morale, intellettuale.
La natura ci fornisce lo spunto.
Non esiste niente di meglio del seme vegetale per attraversare il tempo e rinascere.
La nostra scienza potrebbe creare un seme umano, con un embrione capace di radicare tra milioni di anni, quando le condizioni della terra saranno di nuovo idonee alla vita.
E la mutazione creerà un uomo con le radici e le foglie, che colonizzerà di nuovo questo pianeta.
Non sarà più l’uomo venuto dallo spazio per sfruttare le risorse, ma finalmente un essere in tutto parte del suo ambiente.
Perché essere terrestri vuol dire vivere di ciò che regala la natura, e non cercare di distruggerla.
L’umanità non camminerà più sulla terra, ma vi radicherà, quindi distruggendo il pianeta distruggerebbe se stessa.
E l’uomo diventa natura, ma con la prerogativa del pensiero che continuerà a distinguerlo dai vegetali.
Cambiando geneticamente, il pensiero dell’uomo sarà fine a se stesso dunque cultura.



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