Inserisco il LINK per visitare il sito Open Art Milano - 5° Concorso Buenos Aires in cui trovare le foto e le schede personali di tutti i partecipanti.
In più il LINK per visualizzare il video del vernissage della mostra.
A.C.
Benvenuti nella gallery dedicata ai miei lavori.
Questo è il posto dedicato alla mia Arte, a tutto ciò che, in anni di lavoro, ho trovato dentro di me.
sabato 11 gennaio 2014
lunedì 11 novembre 2013
Concorso Buenos Aires 2013
GALLERIA OPEN ART MILANO
CORSO BUENOS AIRES, 77 MILANO
POETICA
Alcune volte mi
ritrovo a ricordare tutti coloro che hanno contribuito al mio sviluppo
artistico.
Dei miei maestri non
ricordo i volti, non li ho mai conosciuti, ma ricordo la loro opera...
mi hanno insegnato a
pensare.
La mia famiglia ha
instillato in me il pathos, la passione.
Dal mio sangue è
sgorgato il furore dell'azione.
I segreti dell'arte si
diluiscono con quelli della vita, le regole sono universali, applicabili ad
ogni moto dell'animo. Non
servono tante parole o regole, ciò che è fondamentale è la disciplina nel seguirle. Pensiero,
passione, azione, nulla potrebbe realizzarsi senza queste tre doti.
Questi sono i miei
Dèi, mi hanno accompagnato fin dall'inizio.
I loro volti sono
cambiati, le loro idee sono cambiate, ma i loro occhi hanno filtrato le mie
opere sempre insieme. Non
esisterebbe uno senza la presenza degli altri, non profumerebbe d'arte la mia vita senza il
loro aiuto.
Antonio Cella
Antonio Cella
OPERE
PENSIERO
PASSIONE
AZIONE
domenica 17 marzo 2013
NUMBER X
Valentino Albini | Ivana Bukovac | Antonio Buttitta | Clelia Caliari | Maurizio Caltabiano | Antonio Cella | Matteo Giachetti | Giuliano Giuliani | Grazia Lavia | Monika Wolf
Opening martedì 19
marzo ore 18.30
Orari: lunedì
14.30-19.00, da martedì a sabato 10.00-19.00
Chie Art Gallery
v.le Premuda 27,
Milano
Chie Art Gallery
elabora una domanda di riflessione, un invito propositivo sull’attuale rischio
di perdita identitaria che la globalizzazione, e l’azione di appiattimento
delle differenze che ne deriva, ha messo in atto. Number X è la risposta degli
artisti a questo appello. Un dibattito plastico e silente sull’omologazione –
riferita a mode e consumi dal punto di vista forse meno preoccupante, a
opinioni collettive e prese di posizione in chiave certamente più allarmante.
Una mostra assente di una conclusione. Possibile, invece, di più esiti. Step
ultimo di una serie di comunicazioni e passaggi verbali, formali e visuali tra
lo spazio milanese e gli artisti, l’esposizione si struttura come una
collettiva di opere dissimili, partorite da personalità altrettanto distinte.
Una piattaforma in cui dipinti, scatti fotografici, sculture e installazioni
dialogano apertamente tra loro senza alcuna previsione di gerarchia,
polemizzando costruttivamente su che cosa sia o meno l’omologazione, in quale
grado sia necessario prenderne le distanze e quanto sia urgente allertarsi di
fronte a un simile cambiamento paradigmatico della società. Una risposta
multiformale e multitematica allo stesso interrogativo. Come se fossero esiti
di un sondaggio, emergono precisi sottotemi a cui gli artisti guardano con
rinnovata attenzione: in particolar modo il concetto quasi estinto di identità,
l’azione rimbalzante dei media e i processi che smuovono le politiche sociali.
Number X rende evidente, in prospettiva, il loro interesse rovente nei riguardi
del singolo, dell’individuale e dell’identitario. Il singolo, e se confrontato
con la pluralità totalizzante del mondo, apparentemente insignificante uomo;
che sembra non essere nulla rispetto ai processi di macro-trasformazione
globale. Non sono d’accordo, gli artisti. Ogni opera è, come conseguenza
diretta, singolare. Essa si espande nello spazio come posizione autonoma e
costitutiva di ciascuno.
(Ivana Mazzei)
La diversità è una
questione di scelte.
Si può scegliere di
essere diversi, ognuno cerca l'originalità, vive nel bisogno di sentirsi
diverso.
E forse proprio per
questo oggi gli uomini sono tutti uguali, tutti uniti in una diversità
stereotipata, guidata da mode e
tendenze. L'originalità ha
portato l'uomo alla massificazione. In un mondo di
persone originali, il diverso è colui che ha scelto di non esserlo, che resta
fermo a sentire se stesso,
che reclama la propria normalità al mondo. In realtà tutti nascono uguali, ma è il modo di utilizzare
il tempo che crea le differenze, che crea gli uomini.
E' a questo punto che
nascono le incomprensioni, e le incomprensioni si trasformano in discriminazioni,
perchè c'è sempre la moltitudine dei diversi che scaccia il banale. Sembra quasi un
processo evolutivo. In un nido di vermi,
ciò che sembra spaventoso, è la nascita di un fiore. L'anormale viene additato, sbeffeggiato e
allontanato.
Gli si chiede
:"Non ti senti ridicolo con quelle foglie, quei petali, quei colori e quel
tremendo frutto che ti porti
dietro?".
La risposta è banale
:"In verità ciò che non capisco è perchè avete scelto di
essere vermi e non fiori come me".
Antonio Cella
mercoledì 10 ottobre 2012
martedì 25 settembre 2012
Pittura ad olio
In queste opere, il tema
principale è la ricerca di se stessi attraversando un tunnel onirico.
Il sogno
di se stessi, della propria posizione nel mondo, del rapporto con la società, è
il seme, l'embrione da cui si sviluppa l'uomo.
E la
bellezza, vista in questa chiave, non è altro che la consapevolezza di se
stessi, il sogno di se stessi, la proiezione palesata nella realtà.
Dunque la
bellezza è un pensiero, un'attività incessante di demolizione e costruzione.
Ma la
bellezza colpisce lo stolto come il pensatore, poiché deve sottostare a regole
universali, che nascono con l'uomo e che l'uomo riconosce istintivamente.
In queste
opere c'è un guscio riempito di vita, interessi, passioni, che con il pensiero
plasma gli ingredienti, alla continua costruzione di se stesso.
Il
risultato è bellezza, non può essere altrimenti.
Perché
l'orrido si nasconde dietro l'inconsapevolezza, la superficialità, la
svogliatezza.
E'
compito dell'arte tenere viva la sensibilità nei confronti del bello, più volte
offuscata da "regole" umane tese alla ricerca dell'innovazione.
sabato 8 gennaio 2011
Semi
Come sarà il futuro della terra?
A cosa va incontro l'uomo?
Probabilmente in futuro l'umanità colonizzerà altri pianeti, e la razza, modificata geneticamente, sarà pronta ad affrontare nuove ed estreme condizioni.
Ma forse il vero problema sarà conservare la specie sulla terra.
In un futuro in cui i bambini non sapranno dell'esistenza degli alberi (semplicemente perché questi non esisteranno più), antiche tecniche come quella del bonsai, potrebbero tornare utili per tramandare le specie e la conoscenza alle future generazioni.
Ma il rischio è che le future generazioni potrebbero non esistere più.
C’è in gioco l’estinzione dell’uomo.
Non è tanto la distruzione genetica, quanto quella morale, intellettuale.
La natura ci fornisce lo spunto.
Non esiste niente di meglio del seme vegetale per attraversare il tempo e rinascere.
La nostra scienza potrebbe creare un seme umano, con un embrione capace di radicare tra milioni di anni, quando le condizioni della terra saranno di nuovo idonee alla vita.
E la mutazione creerà un uomo con le radici e le foglie, che colonizzerà di nuovo questo pianeta.
Non sarà più l’uomo venuto dallo spazio per sfruttare le risorse, ma finalmente un essere in tutto parte del suo ambiente.
Perché essere terrestri vuol dire vivere di ciò che regala la natura, e non cercare di distruggerla.
L’umanità non camminerà più sulla terra, ma vi radicherà, quindi distruggendo il pianeta distruggerebbe se stessa.
E l’uomo diventa natura, ma con la prerogativa del pensiero che continuerà a distinguerlo dai vegetali.
Cambiando geneticamente, il pensiero dell’uomo sarà fine a se stesso dunque cultura.



A cosa va incontro l'uomo?
Probabilmente in futuro l'umanità colonizzerà altri pianeti, e la razza, modificata geneticamente, sarà pronta ad affrontare nuove ed estreme condizioni.
Ma forse il vero problema sarà conservare la specie sulla terra.
In un futuro in cui i bambini non sapranno dell'esistenza degli alberi (semplicemente perché questi non esisteranno più), antiche tecniche come quella del bonsai, potrebbero tornare utili per tramandare le specie e la conoscenza alle future generazioni.
Ma il rischio è che le future generazioni potrebbero non esistere più.
C’è in gioco l’estinzione dell’uomo.
Non è tanto la distruzione genetica, quanto quella morale, intellettuale.
La natura ci fornisce lo spunto.
Non esiste niente di meglio del seme vegetale per attraversare il tempo e rinascere.
La nostra scienza potrebbe creare un seme umano, con un embrione capace di radicare tra milioni di anni, quando le condizioni della terra saranno di nuovo idonee alla vita.
E la mutazione creerà un uomo con le radici e le foglie, che colonizzerà di nuovo questo pianeta.
Non sarà più l’uomo venuto dallo spazio per sfruttare le risorse, ma finalmente un essere in tutto parte del suo ambiente.
Perché essere terrestri vuol dire vivere di ciò che regala la natura, e non cercare di distruggerla.
L’umanità non camminerà più sulla terra, ma vi radicherà, quindi distruggendo il pianeta distruggerebbe se stessa.
E l’uomo diventa natura, ma con la prerogativa del pensiero che continuerà a distinguerlo dai vegetali.
Cambiando geneticamente, il pensiero dell’uomo sarà fine a se stesso dunque cultura.



giovedì 6 gennaio 2011
Digitalart
Al periodo 2000-2006 appartengono le opere in digitalart, un esperimento nato dall’esigenza personale di grafico, di piegare la rigidità del calcolatore, all’espressività artistica.
Manipolando la realtà nasce l'ambiente onirico, personale, che non può però prescindere da ciò che esiste davvero.
Ogni immagine è un racconto, ogni elemento di essa appartiene alla storia, al vero, ai ricordi.
Ma i ricordi si trasformano nel tempo cambiando significato e sapore, e dopo la scrematura resta l'essenza, il vero significato del momento.
Allora i ricordi si mescolano, gli elementi si confondono, mutano, e la visione si distorce creando un mondo svuotato dal tempo, in cui l'uomo cerca di ritrovare le cose importanti e conservarle fino alla morte.
Non importa che siano rimasti solo frammenti indecifrabili agli occhi del mondo, perché sarà il cervello a ricostruire ciò che non c'è più, grazie a quel sottile strato di colore, all'odore che emana, alla consistenza che lo caratterizza, alla canzone che ci canta.
Riaffiorano immagini di persone care, conosciute realmente, o arrivate a noi dalla leggenda, e finalmente sono tutti qui di fronte a noi a chiederci il perché.
A questo punto diventa indispensabile la catalogazione, e ad ogni momento leghiamo una frase, una parola creata dal miscuglio di più parole, dalla fusione dei ricordi.
L'ambiente diventa luminoso, troppo, e noi non riusciamo più a tenere gli occhi aperti, ma per vedere ciò che vediamo non servono occhi, tutto ciò che abbiamo conosciuto torna da noi, e ciò che non abbiamo mai visto si palesa grazie ad una nuova consapevolezza.
Tutto torna buio, ma intorno a noi percepiamo ancora la presenza delle nostre esperienze e ci sentiamo sfiorati da tutti coloro che durante la nostra vita hanno cercato di insegnarci il valore del sogno... e sogniamo.



















Manipolando la realtà nasce l'ambiente onirico, personale, che non può però prescindere da ciò che esiste davvero.
Ogni immagine è un racconto, ogni elemento di essa appartiene alla storia, al vero, ai ricordi.
Ma i ricordi si trasformano nel tempo cambiando significato e sapore, e dopo la scrematura resta l'essenza, il vero significato del momento.
Allora i ricordi si mescolano, gli elementi si confondono, mutano, e la visione si distorce creando un mondo svuotato dal tempo, in cui l'uomo cerca di ritrovare le cose importanti e conservarle fino alla morte.
Non importa che siano rimasti solo frammenti indecifrabili agli occhi del mondo, perché sarà il cervello a ricostruire ciò che non c'è più, grazie a quel sottile strato di colore, all'odore che emana, alla consistenza che lo caratterizza, alla canzone che ci canta.
Riaffiorano immagini di persone care, conosciute realmente, o arrivate a noi dalla leggenda, e finalmente sono tutti qui di fronte a noi a chiederci il perché.
A questo punto diventa indispensabile la catalogazione, e ad ogni momento leghiamo una frase, una parola creata dal miscuglio di più parole, dalla fusione dei ricordi.
L'ambiente diventa luminoso, troppo, e noi non riusciamo più a tenere gli occhi aperti, ma per vedere ciò che vediamo non servono occhi, tutto ciò che abbiamo conosciuto torna da noi, e ciò che non abbiamo mai visto si palesa grazie ad una nuova consapevolezza.
Tutto torna buio, ma intorno a noi percepiamo ancora la presenza delle nostre esperienze e ci sentiamo sfiorati da tutti coloro che durante la nostra vita hanno cercato di insegnarci il valore del sogno... e sogniamo.

















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